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Nella scena della Natività l'importante è sapere che
il bue simboleggia il Sole
e l'asino la luna. Ancora
una volta due principi opposti. Il giorno e la
notte.
Il simbolo è molto più importante della loro
rappresentazione fisica.
Molte volte del bue e
dell'asinello basta mettere soltanto le teste: anzi
quest'ultima
accezione è quella più antica e
diffusa. La Madonna può anche essere distesa
per
terra o su di un "lectulo Virginis".

San Giuseppe è
generalmente in piedi dal lato del Bue-Sole.
Importante è
la greppia-mangiatoia (Presepe in
Latino) anche se dentro non vi sarà posto il
bambino.
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La greppia è presente nella scena della
Natività prima ancora che vi fosse
presente lo
stesso Gesù. All'ingresso della grotta verranno
posti
i due zampognari, il giovane con il flauto, il
vecchio con la zampogna.
Ancora una volta ritorna il
numero due e con gli stessi intenti
di armonizzare i
due principi opposti del maschile e del femminile.
Al centro, davanti alla grotta, le spalle a chi
guarda, un pastore anziano,
calvo, inginocchiato offre nel cappello una freschissima ricottella
(si suppone alla Puerpera più che al neonato).
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Gli
angeli sovrastano la grotta facendo
capolino fra le
ali con la sola testa;
al centro svetta quello più
fortunato
che porta la scritta del Gloria.
La grotta
del Mistero è così approntata.
Il 24 dicembre a mezzanotte
verrà posto il Bambino,
il 6 gennaio completeranno l'opera i tre re
Magi e
la stella Cometa.
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Il pastorello che viene messo sulla collina più alta
del presepe
popolare napoletano, che dorme con la
testa poggiata sulla pietra
o su un
pagliericcio, o su di una botte, si
chiama Benino.
Sul capo gli fa ombra
la chioma di un albero.
Dodici pecorelle
bianchissime (le anime pure nella simbologia
religiosa)
gli sono intorno. Benino stà dormendo e
nel sonno sogna il Presepe
con le sue discese, il
ponte, le grotte, il pozzo.
"GUAI! a svegliarlo. Di colpo sparirebbe il
Presepe."

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Un altro pastore che mettiamo senza comprenderne il
significato è l’Oste.
L’Osteria all’epoca era un luogo di perdizione, e
quindi quel pastore allegro,
sorridente, non è altro
che il diavolo che va a tentare l’uomo
e lo conduce
al male.
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Ma il pastore più importante è la Zingara, in realtà
una veggente,
arrivata al seguito di Cesare, che
deve essere deposta, come si faceva un tempo,
in un
angolo della Grotta
dal lato della Madonna.
Essa arriva curiosa di quanto è successo, ha visto
la stella,
il cielo luminosissimo, non certo da
riportare ad un avvenimento umano.
Guarda ammirata e rapita la scena.
Solo a Maria parla
e le
dice alcune cose interpretando la
realtà.
In mano porta due
sacchetti con i chiodi, simbolo della
Crocifissione di Gesù.
In riferimento alla zingara,
si tramanda anche una poesia di generazione in
generazione...
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"Stive in cammerra nserrata, Dio te manna
l’ambasciata,
Te mannaie l’ambasciatore Gabriele
era ‘o splendore.
San Giuseppe lu
tuo sposo, steve
tutto penserioso
Co lu sposo te ne iste a Betlemme
a ripusà.
Comme faciste
Signora po’ mieze a n’asino
e nu voie.
Chistu figlio è pari tuie, ma lu sposo
non lo è !
Quante è bello sto Bambinello, pare
fatto co’ pennello,
e lo verarrai Signore e sputato
da li duttori,
e lo verarrai
Signore e ‘nchiovatp 'ncoppa 'a Croce.
Facite na lemosinella a chesta povera
zingarella:
Non voglio né oro né denaro, ma na’
benedizione doppo morta,
ca ma fa trasì inda a lu
cielo Porta!” |
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Accanto alla Grotta c’è lo Zampognaro
che suona in
segno di allegria,
che dimostra la gioia del
Paradiso, dell’eternità felice.
Un
altro dei personaggi meno noti,
perché lo abbiamo sempre visto,
è il Povero
che deve mettersi vicino alla capanna.
Rappresenta la
Misericordia.
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